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APICOLTURA BIOLOGICA

Nel 2020, secondo fonte Ismea, sono oltre 202 mila gli alveari che producono miele biologico, pari al 12% del totale, con un incremento costante (oltre 15 mila alveari bio in più rispetto all’anno precedente). Piemonte, Toscana, Emilia Romagna sono le regioni con la maggiore concentrazione di alveari biologici. Tuttavia, il comparto in generale risente, ormai da anni, di un calo strutturale dei consumi (sia di quello convenzionale, -12,7%, ed a maggior ragione di quello biologico, -8,9%, dato registrato nel 2020) legato a problematiche che investono sia il lato produttivo che quello dei consumi.

Principali problematiche produttive

  • Riduzione dei pascoli produttivi in seguito alla massiccia diffusione dell’agricoltura intensiva e di colture non mellifere, così come dell’urbanizzazione di aree rurali
  • Incremento dei fenomeni di avvelenamento, acuto e latente (uso non professionale e/o abuso di fitofarmaci in agricoltura)
  • Aggressione di specie aliene, come la Vespa velutina al nord e la Aethina tumida al sud, e la recrudescenza di malattie della covata, maggiore virulenza della Varroa
  • Cambiamenti climatici (temperature basse e piovosità eccessiva in primavera; temperature troppo alte e siccità diffusa in estate, con conseguente drastica riduzione delle produzioni nazionali)

Principali problematiche di consumo in Italia

  • Aumento della concorrenza sleale di prodotti importati e a basso costo
  • Calo dei consumi pro capite
  • Scarsi investimenti da parte della grande distribuzione organizzata, che resta il maggior canale di vendita del prodotto miele (presenza di prodotti industriali, scarsa presenza di prodotti regionali e/o bio, bassa varietà di etichette, gamma ridotta in termini di tipologie/varietà di miele)
  • Utilizzo prevalente del miele come dolcificante o come sollievo delle prime vie respiratorie
  • Minor percezione, da parte del consumatore finale, del vantaggio nell’acquistare miele biologico (il miele è per sua stessa natura percepito come tale)

In questo contesto, l’apicoltura biologica, pur godendo di una immagine positiva presso il produttore ed il consumatore finale, soffre per l’ancora troppo basso valore di mercato assegnato al miele biologico; per il più generale problema di commercializzazione del prodotto, derivante dalla contrazione delle vendite di miele, compreso quello bio; per il timore (ingiustificato) del produttore di dover sostenere costi esorbitanti e burocratizzazione eccessiva dei processi di conversione dal metodo convenzionale.

Innovazione, formazione, campagne di informazione e sensibilizzazione, unitamente a servizi di consulenza rappresentano, quindi, leve fondamentali per l’affermarsi di un modello produttivo biologico che guardi al benessere dell’animale, dell’ambiente e del consumatore.

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